Bersani forfait. Il precedente del ’94: il gran rifiuto di Occhetto e il governo D’Alema

Imageda Repubblica, 29 marzo 2013
di Massimo Giannini

 

Alla fine Bersani rimette tutto nelle mani di Giorgio Napolitano, quasi a scusarsi con chi aveva voluto credere in lui. “Mi sono state fatte poste condizioni inaccettabili” ha dichiarato il segretario del Partito Democratico per il quale la partita, nonostante i proclami, sembra essere giunta alla fine. Improbabile un nuovo incarico per il segretario e ora sarà il presidente Napolitano a decidere il da farsi, consapevole che un ritorno alle urne non sarà possibile prima di qualche mese, anche a causa del cosiddetto “Semestre bianco”.
Non è, tuttavia, la prima volta che si verifica una situazione simile e i protagonisti di questa vicenda erano ancora tutti lì. Giorgio Napolitano era appena stato eletto presidente del Senato, mentre Pierluigi Bersani di lì a poco sarebbe diventato Ministro dell’Industria.
Le elezioni del 1994 premiarono, come previsto, la coalizione dei Progressisti formata da Democratici di Sinistra e Rifondazione. In termini di elettorato la vittoria fu piuttosto netta, ma il sistema misto proporzionale/maggioritario impedì al centro-sinistra, capeggiato da Achille Occhetto, di poter godere della maggioranza assoluta al Senato.

E’ stato proprio il segretario della Bolognina, questa mattina, a ripercorrere le tappe della difficile formazione del governo di 19 anni fa. “Io ero il segretario ed il candidato naturale al governo del paese, ma le condizioni per poterlo fare in sicurezza non c’erano”. A differenza di Bersani, però, Occhetto non si recò neppure dall’allora presidente Scalfaro. Un dramma, è il caso di dirlo, in salsa tirolese. “Prima che il presidente mi affidasse l’incarico avevo sentito telefonicamente i senatori a vita, i Radicali e gli autonomisti del Sudtiroler Volkpartei, ma da questi ultimi la strada era sbarrata, non avrebbero dato la fiducia senza garanzie per il loro territorio, ma alcune condizioni poste mi sembravano eccessive e non se ne fece niente”.

Scalfaro, sentiti tutti i movimenti politici, assegnò, non senza sorpresa, l’incarico a Massimo D’Alema ed il parallelo con la situazione attuale diventa interessante. Napolitano avrà il coraggio di affidare un incarico esplorativo a Renzi?
D’Alema, al contrario dell’attuale sindaco di Firenze, ebbe un compito molto meno difficile e poté contare sull’appoggio degli autonomisti tirolesi e valdostani consentendo un maggior ritorno di tasse e garantendo il rispetto del bilinguismo toponomastico. Fece discutere anche la decisione di eliminare alcuni monumenti della Prima Guerra Mondiale all’altezza dell’antica linea di combattimento.
I colloqui di Massimo D’Alema furono piuttosto rapidi e si raggiunse il voto di fiducia nel breve periodo, tuttavia il primo governo post-comunista nella storia del paese ebbe vita corta e tutt’altro che semplice a causa delle schermaglie fra diessini e Rifondazione, con Bertinotti che ritirò la fiducia a dicembre facendo cadere l’esecutivo.

Questa volta, da convincere, non vi sono solo 3 senatori di un partito locale, ma un intero gruppo con una visione diametralmente opposta a quella avanzata dal centro-sinistra ed un anti-partito che non pare convinto neppure dell’opzione Renzi, data come la più accreditata.
Per la cronaca, anche nel 1994 si dibatté a lungo per eliminare la legge elettorale, scalfita solo dal Porcellum nei primi mesi del 2006

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