Quel mattacchione di Eldzic. Intervista all’attaccante serbo, ancora in attività fra i dilettanti

ImmagineHa sollevato tante coppe pesanti, ma anche l’idea di vincere un campionato amatoriale, addirittura di seconda divisione, lo coinvolge talmente tanto da allenarsi anche quando per i compagni è giorno di riposo.
Alessandria, oratorio Don Bosco. Alle 18, ogni giorno, Jovan Eldzic arriva, si scalda e calcia  per un paio d’ore. Al lunedì, mercoledì e venerdì lo fa assieme ad un’altra dozzina di ragazzi, mentre al martedì e giovedì è tutto solo. Si gioca al sabato, per evitare la concomitanza con l’altra squadra del Don Bosco, quella che milita in Seconda Categoria Figc. Perchè Eldzic, che a differenza dei compagni ha giocato qualcosa come due mondiali ed alzato due Coppe dei Campioni (qui, nella nebbia, il gol con cui stese il Milan nel 1988), ha scelto di giocare addirittura fra gli Amatori, quelli del Centro Sportivo Italiano. 35′ per tempo e tanti chili in più, anche per lui.
 
Ma non è un po’ esagerato passare dalla Champions a un campo in terra battuta?
Non mi voleva più nessuno (ride). No, non è vero, è che passati i 40 ti passa la voglia di vivere sotto quelle pressioni di tutti i giorni, ma non credete che anche qui non vengano a mancare. Si vive di passione anche a questi livelli.
 
Da quanto giochi in provincia?
Ad Alessandria avevo iniziato già in Serie D ed ero salito fino alla Lega Pro. Città tranquilla e tifosi appassionati della propria squadra, solo che a un certo punto, arrivati in Prima Divisione, il ritmo iniziava a diventare insostenibile e così ho preferito lasciare definitivamente il professionismo
 
State facendo bene?
Siamo nella Serie B provinciale, primi in classifica a +3 con quattro partite ancora da giocare. Non male, per ora
 
E Jovan?
Ho segnato 18 gol fin’ora, domenica ho segnato una doppietta, ma il portiere mi ha parato un rigore sul 4-0.
 
Tu che ne hai sbagliati davvero pochi!
Vero. Al Milan ne ricordo solo due, me li parò entrambi Marchegiani per due anni consecutivi, ma la mia bestia nera è rimasto Buffon. Non sono mai riuscito a segnargli neppure un gol, d’altronde si capiva sin da subito che era un campione
 
Pensi di allenare in futuro?
Mai dire mai, ma non sono portato. Mi hanno chiesto in tanti di fare il corso base, ma il campo per adesso è ancora tutto, l’idea di rimanere in panchina per 90′ mi disorienta un po’, non sono ancora grande abbastanza.
 
Da Sacchi ad Ancelotti, passando per Capello. I migliori li hai avuti quasi tutti.
Credevano tutti in me. Solo con Maifredi qualche screzio, al suo anno al Milan. Per il resto tante voci su dissidi, ma in realtà ho sempre collaborato con tutti
 
Anche con Terim, che ti voleva vendere
Non era lui personalmente, però venivo da una stagione un po’ vuota, avevo segnato solo sei gol e non riuscivo ad essere decisivo. Pensavo anche io che fosse arrivato il momento di lasciare, infatti ho resistito solo un altro anno. Adesso a 32 anni sei maturo, dieci anni fa, per la Serie A italiana, eri da rottamare, tanto per usare un termine che va tanto di moda.
 
Segui la politica?
Poco, sia in Italia che in Serbia. Mi ero interessato a Berlusconi quando si candidò nel ’94, ma poi nient’altro. Passato lui, non ho più avuto grossi interessi, neanche quando ho preso la cittadinanza
 
Scelta difficile
Vero. Nel ’99 le bombe che cadevano su Belgrado e mi gridavano traditore per la storia del passaporto. In realtà non ero così interessato a diventare italiano, ma c’era il discorso dei tre extracomunitari in campo e per me e il Milan era diventato un limite non sostenibile. Sono orgoglioso di quella scelta, anche se mi ha impedito di continuare con la nazionale e giocare gli Europei del 2000
 
Qual’è il Milan a cui sei più affezionato?
Sarebbe facile dire quello dei due olandesi. Infatti vi dico che lo scudetto vinto assieme a Baggio e Weah mi è rimasto nel cuore. Quell’anno dominammo dalla prima giornata.
 
E sei stato capocannoniere.
Anche per quello. All’ultima giornata, dopo la tripletta che mi aveva fatto scavalcare Protti e Signori, Seba Rossi è corso fino alla porta avversaria per abbracciarmi e mi ruppe una costola
 
Pazzesco. Altri aneddoti divertenti?
Beh, dicevano che protestavo tanto con gli arbitri. Una sera, dopo una partita di coppa in cui avevamo subito un torto abbastanza grave, andai in un bar vicino al centro con Costacurta e qualcun’altro. C’era anche l’arbitro.
 
Far West?
Macchè. Gli ho offerto una birra a patto che ammettesse di essersi sbagliato. Lo fece
 
Quest’anno è dura per il Diavolo. Ce la farà per la Champions?
Io dico di si. Balotelli è stellare, il più forte attaccante italiano di oggi. Con un paio di rinforzi arretrati può tornare a competere per lo scudetto, anche se la Juve sembra davvero imprendibile
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